Smaltire il materiale per le telecomunicazioni: ciò che ogni azienda deve sapere

La trasformazione digitale ha moltiplicato il numero di dispositivi per comunicare e connettersi alla rete. Smartphone, router, telefoni VoIP, centraline PBX, GPS di bordo e gruppi di continuità sono diventati strumenti indispensabili per qualsiasi organizzazione, ma scontano un’incognita: quando si guastano o diventano obsoleti, devono essere prontamente sostituiti. Nel momento in cui accade, inoltre, non si possono gettare nella spazzatura indifferenziata: infatti, questi materiali utilizzati per le telecomunicazioni aziendali sono RAEE (Rifiuti da Apparecchiature Elettriche ed Elettroniche), pertanto devono essere gestiti secondo regole specifiche che tutelano ambiente e sicurezza informatica.

Questo processo – su larga scala anche noto come decommissioning d’impianti di telecomunicazione – richiede competenze e adempimenti che possono essere assicurati solo da imprese specializzate nello smaltimento di queste tecnologie. Vediamo, quindi, quali elementi sono RAEE e come le aziende possono smaltirli correttamente.

smaltimento telefoni aziendali

Quali dispositivi rientrano nel materiale di telecomunicazione

In ambito aziendale rientrano nella categoria dei materiali per le telecomunicazioni diversi dispositivi, accomunati dalla stessa funzione: consentire lo scambio di informazioni, all’interno e all’esterno dell’impresa, garantire la connessione e la continuità operativa. Alcuni sono strumenti d’uso quotidiano, come ad esempio i cellulari, altri lavorano “dietro le quinte”, integrati nelle infrastrutture digitali che sorreggono l’intero ecosistema IT. Vediamo i più diffusi organizzati per categorie.

Infrastruttura di rete e continuità operativa

È il gruppo di dispositivi più frequente e strategico per le imprese, perché costituisce la base su cui poggiano tutte le comunicazioni aziendali: senza rete e senza alimentazione protetta, nessun altro sistema può funzionare. Comprende gli apparati che gestiscono trasporto dati, sicurezza dei flussi informativi, connettività interna e resilienza operativa.

Rete e connettività

  • Router e modem, responsabili dell’accesso alla rete e del traffico dati;
  • switch di rete per la distribuzione LAN;
  • access Point Wi-Fi aziendali per copertura wireless affidabile;
  • firewall, UTM e secure gateway per la protezione del traffico voce e dati;
  • load balancer e proxy applicativi per la gestione avanzata dei servizi.

Storage e log, come NAS e SAN per l’archiviazione di log, backup e registrazioni voce/video.

Continuità elettrica come UPS e gruppi di continuità per proteggere server, router e apparati critici.

Componenti passivi come Patch panel, prese LAN e telefonia, armadi rack, cavi in rame o fibra, moduli ottici SFP e QSFP, PoE injector e splitter.

Server, piattaforme e telefonia aziendale

Rappresentano l’insieme dei sistemi centrali che orchestrano le comunicazioni vocali, la gestione degli interni, l’integrazione con la rete dati e i terminali utilizzati dai collaboratori. Questa categoria unisce gli apparati server-side e i dispositivi di telefonia, oggi sempre più integrati su IP.

Server e piattaforme

  • IP-PBX e server VoIP per la gestione delle chiamate interne ed esterne;
  • session Border Controller (SBC) per la sicurezza dei trunk SIP;
  • gateway VoIP ↔ PSTN e ISDN per la compatibilità con linee tradizionali;
  • recorder di compliance per archiviazione legale di chiamate e meeting.

Telefonia fissa e terminali professionali

  • Telefoni VoIP;
  • postazioni operatore e console da centralino;
  • telefoni DECT cordless per uffici e reparti operativi;
  • speakerphone da tavolo e telefoni da conferenza;
  • citofoni e intercom IP;
  • terminali per call center e dispositivi di registrazione.

Dispositivi d’uso quotidiano

  • Smartphone e telefoni aziendali;
  • cuffie e auricolari, cablati o wireless;
  • accessori funzionali (basi di ricarica, cavi, adattatori).

Videoconferenza, collaborazione e dispositivi per meeting

Questa categoria racchiude gli strumenti che rendono possibili le riunioni ibride, il lavoro da remoto e in generale tutte le interazioni virtuali. L’importanza di questi apparati è cresciuta con l’evoluzione degli ambienti di lavoro flessibili e con la diffusione di piattaforme di Unified Communications.

Sale riunioni e spazi collaborativi

  • Sistemi di videoconferenza da sala;
  • soundbar e speaker professionali;
  • lavagne interattive e display collaborativi;
  • microfoni da sala e array microfonici;
  • dongle per presentazioni wireless;
  • webcam aziendali;
  • headset professionali ottimizzati per videoconferenza.

     

Comunicazioni in mobilità, sicurezza e smart working

Include i dispositivi che supportano le attività operative sul campo, la sicurezza degli ambienti, il tracciamento degli asset e tutte le soluzioni dedicate al lavoro in mobilità. È una categoria trasversale che incide sull’efficienza complessiva dell’organizzazione aziendale, in cui troviamo ricetrasmittenti PMR e LMR, sistemi GPS per flotte e mezzi aziendali, pannelli SOS e telefoni d’emergenza, ma anche sistemi per il controllo degli accessi e la security come:

  • telecamere IP con audio bidirezionale;
  • videocitofoni IP;
  • sistemi di allarme con comunicatore GSM e IP;
  • badge e locator BLE-UWB per tracciamento persone o asset.

Infine, anche le soluzioni elettroniche dedicate allo smart working sono RAEE, come:

  • laptop e desktop con modem LTE/5G;
  • hotspot portatili e MiFi;
  • chiavette USB 4G e 5G;
  • docking station e hub da postazione.

Perché sono RAEE e richiedono un trattamento specifico

Il materiale per le telecomunicazioni aziendali rientra nei RAEE perché contiene componenti elettronici complessi che richiedono un trattamento ad hoc. Alla base di ogni dispositivo c’è almeno una scheda elettronica, il cuore tecnologico che gestisce comunicazioni, rete, alimentazione e memorizzazione dei dati. Su queste schede si trovano circuiti, processori, memorie e saldature che possono includere metalli pesanti, oltre a metalli preziosi e terre rare come rame, argento, oro, neodimio, cerio e lantanio.

A questi elementi si aggiungono spesso batterie (agli ioni di litio, al piombo o al nichel) e supporti di archiviazione, sui quali sono registrati i dati sensibili. Non ultimo, la presenza di plastica e vetro rende questi oggetti potenzialmente riciclabili, una volta disassemblati con tutte le precauzioni del caso. È l’insieme di tutti questi materiali – preziosi ma potenzialmente pericolosi se dispersi – a rendere questi dispositivi delicati da smaltire e a richiedere processi autorizzati e tracciabili. 

Oltre ai rischi ambientali, peraltro, esiste un pericolo informatico significativo: memorie e supporti di archiviazione possono trattenere dati sensibili, credenziali riservate, registri di rete e cronologie: una gestione non corretta di questi dati può esporre l’azienda a violazioni del GDPR (Regolamento Generale sulla Protezione dei Dati) o a potenziali accessi non autorizzati alle infrastrutture interne.

I codici EER dei materiali per le telecomunicazioni

La gestione dei RAEE provenienti dai materiali per le telecomunicazioni richiede una procedura rigorosa, a partire dall’attribuzione del corretto codice EER (Elenco Europeo dei Rifiuti), ovvero l’ex CER – Catalogo Europeo dei Rifiuti. A seconda della presenza o meno di componenti pericolosi, agli apparati dismessi vengono generalmente assegnati i codici 16 02 13* per le apparecchiature fuori uso con componenti pericolosi oppure 16 02 14 per quelle che non ne contengono; le batterie estratte, invece, seguono codici specifici come il 16 06 01* o equivalenti previsti dalla normativa. Solo in casi particolari – ad esempio per micro-imprese assimilate al circuito domestico – la gestione può ricadere sul codice 20 01 36, ma si tratta di situazioni limite da verificare attentamente.

FIR e tracciabilità dei RAEE inerenti le telecomunicazioni

Una volta identificato il codice EER corretto, deve essere inserito nel FIR – Formulario di Identificazione del Rifiuto, documento che certifica la tracciabilità del materiale dal luogo di produzione fino all’impianto di trattamento autorizzato. Come stabilito dal Testo Unico Ambientale (Decreto Legislativo 3 aprile 2006, n. 152, art. 193, comma 2) il FIR deve essere redatto, datato e firmato dal detentore dei rifiuti, e poi controfirmato dal trasportatore. Nella pratica, la redazione del formulario viene spesso effettuata dal trasportatore, tuttavia questa condotta non esonera l’azienda dalle proprie responsabilità: per questo, prima di firmare, è necessario controllare che tutte le informazioni inserite siano corrette.

A questo precetto si affiancano gli obblighi previsti per le aziende produttrici di rifiuti speciali: il registro carico–scarico, che documenta le quantità e le tipologie di RAEE gestiti, e il Modello Unico di Dichiarazione Ambientale (MUD), solo quando richiesto. 

Sicurezza informatica: la variabile più sottovalutata

Molti dispositivi di telecomunicazione sono contenitori di informazioni sensibili. Rubriche, agende, credenziali, log di rete, cronologie, impostazioni di sistema sono tutti elementi che, se non trattati con attenzione, possono esporre l’azienda a violazioni del GDPR o accessi non autorizzati alle infrastrutture interne.

Qui la cancellazione “manuale” non basta. È necessario un processo di data wiping o, nei casi più delicati, la distruzione fisica dei supporti di memoria, come accade ad esempio per i computer aziendali, in conformità con quanto stabilito dal Garante della Privacy con il Provvedimento 98 del 13 ottobre 2008, Allegato B. Per esempio, Dismeco offre un servizio di distruzione sicura dei dischi fissi di computer contenenti dati sensibili: tramite il proprio impianto di triturazione, garantisce la distruzione fisica con impossibilità assoluta di recupero dei dati in essi contenuti. Inoltre, rilascia il certificato scritto di avvenuta distruzione, oltre al FIR.

Perché scegliere uno smaltimento professionale

Affidarsi a un operatore autorizzato e certificato significa delegare l’intero processo di dismissione dei materiali per le telecomunicazioni a un soggetto che possiede competenze tecniche e segue procedure conformi alla normativa in materia di RAEE. Solo in questo modo ogni fase sarà gestita in modo sicuro e verificabile, contribuendo anche a promuovere l’economia circolare attraverso il recupero e il riutilizzo delle parti scartate.
Ecco perché scegliere un servizio qualificato non è solo un obbligo normativo, ma un investimento che semplifica un ambito complesso e protegge l’azienda su più livelli, mettendola inoltre al riparo da eventuali sanzioni pecuniarie e amministrative.

Dismeco: la soluzione per la gestione dei dispositivi di telecomunicazione

Fondata nel 1977 a Marzabotto (Bologna) e oggi operativa in tutta Emilia Romagna e oltre, Dismeco è un punto di riferimento per la gestione dei RAEE aziendali, dai pannelli fotovoltaici dismessi ai distributori automatici, dai condizionatori alle stampanti, fotocopiatrici e toner, inclusi tutti i dispositivi di telecomunicazione.
L’azienda, iscritta all’Albo dei Gestori Ambientali, opera con impianti autorizzati e tecnologie di trattamento avanzate, garantendo il recupero efficiente delle materie prime e una gestione documentale impeccabile, oltre alla cancellazione certificata dei dati, laddove richiesto. 

Ogni fase della filiera è svolta secondo quanto stabilito dalla legge: il processo comincia con la raccolta in azienda e il trasporto dei rifiuti con personale preparato e automezzi certificati, prosegue con lo stoccaggio dei RAEE in ambienti protetti e il trattamento degli scarti, per concludersi con il riciclaggio e la valorizzazione delle parti e delle materie prime recuperate.

Ma l’impegno di Dismeco non si esaurisce con lo smaltimento dei RAEE: l’azienda, infatti, supporta iniziative a favore delle comunità locali e dell’ambiente, confermando un approccio sostenibile che combina competenze e responsabilità sociale.

Immagine di copertina: Freepik.com

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